sabato 08 Ottobre 2011 Eventi

Manutencoop Facility Management è sponsor di TEDx Reggio Emilia

L'8 ottobre a Reggio Emilia le mini "lectio magistralis" inventate a San Francisco e rese popolarissime da internet. Sul palco artisti, imprenditori, scienziati, per dimostrare che un Paese migliore è possibile.

Il tema di TEDxReggioEmilia: Italia da esportazione. Siamo un Paese con un gran futuro alle spalle?

Spesso, tra politica-horror, rischi di bancarotta e lavoro precario, sembrerebbe di sì. Eppure abbiamo ancora tante risorse da mettere in campo. Sul terreno della creatività, della cultura e dell’innovazione. Ma anche di una società civile che, tra mille disincentivi, continua a fare la sua parte. Come la selezione di “best of” italiani che saranno presenti a TEDxReggioEmilia ampiamente dimostra.

Sabato 8 ottobre Teatro della Cavallerizza Reggio Emilia, inizio ore 11
Programma completo sul sito www.tedxreggioemilia.com
Facebook fanpage www.facebook.com/tedxreggioemilia
Segui l'evento in live twitting: #TEDxreggioemilia

Che cos’è TED
Ted è un’organizzazione non-profit votata alle ‘idee che meritano di essere diffuse’- ‘ideas worth spreading’.
Iniziata come una conferenza di quattro giorni in California 25 anni fa, TED è cresciuta nella sua “mission“ attraverso molteplici iniziative. Nella Conferenza annuale di TED i maggiori protagonisti del “pensare” e del “fare” sono invitati a raccontare le loro idee in presentazioni di massimo 18 minuti.
I loro interventi sono messi a disposizione, gratuitamente, sul sito ted.com.
Le Conferenze di TED hanno visto Bill Gates, Al Gore, Richard Branson, Philippe Starck, Stephen Hawking, Isabel Allende, Gordon Brown e centinaia di altri influenti intellettuali e opinion leader.
Nello spirito di “idee che meritano di essere diffuse” TED ha lanciato un programma, chiamato TEDx, di eventi locali, organizzati in modo indipendente, che si propongono di riunire persone per condividere un’esperienza simile a quella che si vive con i TED.

TEDx, ovvero le mini-conferenze massimamente entusiasmanti Il senso di TED.com lo riassume insuperabilmente il sottotitolo che l’accompagna: «Ideas worth spreading», idee che vale la pena mettere in circolo. Perché per cambiare le cose in meglio c’è bisogno di buone idee, però non basta: bisogna socializzarle, farle diventare moneta corrente, spenderle, diffonderle, sperperarle al limite, farle girare il più possibile. E per farle “passare” non devono solo essere idee giuste, ma anche esser spiegate bene, raccontate in maniera avvincente. Qui le cose si fanno difficili. Se già la competenza è qualità rara, trovarla in una persona che abbia anche un talento per comunicarla lo è a maggior ragione. Tanto più in Italia dove si crede, con un riflesso tardo-gentiliano, che non si possa essere autorevoli e spiritosi allo stesso tempo, veicolare materiali intellettualmente complessi con parole semplici quando non, addirittura, divertenti. Se ancora – comprensibilmente – associate «conferenze» a «noia» è perché non vi siete ancora imbattuti nella loro versione breve ed elettrizzante, acronimo di Technology Entertainment and Design appunto. Lectio magistralis da 6 a 18 minuti massimo dove le migliori menti in circolazione condividono con il pubblico il loro sapere. Nate a Monterey (California) nel ’90 e diventate celebri con il loro rilancio internettiano a partire dal 2006, per raggiungere ancora più persone nel mondo hanno da qualche anno lanciato una specie di franchising. A patto di seguirne attentamente le linee guida e rispettarne lo spirito la casa madre concede l’uso del marchio TEDx, che identifica le conferenze organizzate autonomamente. Sin qui i capitoli italiani erano stati quelli realizzati sul Lago di Como e a Palermo. Ora è la volta di Reggio Emilia mentre altre città si sono candidate per ospitarle. Tutti i relatori che si avvicenderanno sul palco sono, a nostro avviso, tra il meglio che l’Italia sa ancora esprimere. Ascoltarli parlare sarà, oltre che un piacere puro, una boccata di ossigeno in un Paese che da troppo tempo sembra vivere in apnea. (r. sta.)

Curatore
Riccardo Staglianò

Ha cominciato a fare il giornalista scrivendo come internet stava cambiando la società. Da oltre dieci anni a Repubblica ha allargato il campo, passando da David Foster Wallace o gli archivi perduti di Wittgenstein alla cronaca della guerra dei narcos a Ciudad Juárez. Sempre più appassionato di video, era in piazza Tahrir il giorno in cui è scoccata la rivoluzione d’Egitto (ha girato, montato, mandato). Per dieci anni ha anche insegnato nuovi media all’università Roma Tre. Quand’era giovane (2001) ha vinto il Premio Ischia di giornalismo per giovani. L’ultimo suo libro si intitola “Grazie. Ecco perché senza immigrati saremmo perduti”. Se ne è parlato un sacco, ma non ha venduto granché. Confida nel prossimo. Resta comunque molto attaccato, come tutti, al suo primo amore. Ovvero raccontare come la tecnologia modifica le nostre vite.